Stiamo tutti soffrendo di reflusso tecnologico allo stomaco.

Scritto il 12/03/2020

Sto cercando la spiegazione di un termine un po’ sofisticato e decido di “google it” per saperne di più subito.

Mi giro verso il computer

Apro il browser…sto per digitare google.it  e vedo una notifica.

È una notifica FB da una amica che non sento da un po’. Decido di leggerla subito, magari sta male di corona virus e vuole dirmelo…Per fortuna non è niente.

È solo che FB ha deciso che io devo sapere che la mia amica parteciperà ad un evento vicino a lei.

 

Mentre riprovo google arriva un’altra notifica.

Ding!

Whatsapp: messaggio dei genitori della nostra scuola. Siamo in attesa di novità su queste lezioni a distanza… e il comitato genitori fibrilla.

 

QUESTO UCCIDE IL MIO FOCUS

Forse suona famigliare anche a te. Provi a concentrarti per preparare la lezione, sembra che ci siamo, hai trovato il flusso giusto e - ding! - Una collega ha una domanda.

Le avevi detto che saresti stata impegnata, ma niente, lei ci prova. Non è una domanda importante, ma non prende molto a risponderle, dovresti avere il materiale che le serve. Quindi decidi di rispondere, solo che ora non lo trovi più. Cerchi nel computer, nella chiavetta, niente. Forse in qualche Cloud? Bah alla fine rinunci… e sono passati 10 minuti.

 

Trenta minuti dopo, con tutta la buona volontà non hai ancora scritto più di dieci righe della tua lezione.

Tutte queste cose che cerchiamo di mandar giù per poterci concentrare - sono queste il Reflusso Tecnologico

 

COS’È IL REFLUSSO TECNOLOGICO.

 

Come dipendiamo dal cibo per sopravvivere, cosi dipendiamo dalle tecnologie per lavorare, ma sembra che queste arrivino con degli effetti collaterali.

Il reflusso tecnologico è tutto quello che con fatica proviamo ad evitare.

Sono gli infiniti fogli di lavoro excel, di gruppi FB, di profili Instagram, di email che ci vengono notificate. Il reflusso sono le app che ti mandano notifiche per avvisarti dell’ultima svendita oppure per dirti che una persona che non hai neanche mai visto celebra un anniversario nel suo posto di lavoro.

 

In un passato che sembra lontano anni luce, ma che non è più di quindici vent’anni fa, avevamo i cataloghi, avevamo i libri di carta, manuali di carta, quaderni per gli appunti, pile di fogli sulla scrivania…

Era un lavoro intenso come oggi? Si, direi di sì. Ma c’era un lato romantico in questo, che alla fine del lavoro, alla sera, i cataloghi e tutto il resto mi lasciavano tornare a casa da solo. Non venivano con me, qualsiasi ora e qualsiasi giorno fosse.

Non è che mi manca il feeling del libro, della carta. Mi manca invece la vita senza il reflusso tecnologico. Mi manca il lavoro in un posto tranquillo. Mi mancano delle distrazioni meno stressanti, un po’ più modeste. Mi manca il gusto di sentirmi immerso completamente nel mio lavoro, nei miei pensieri. Una sensazione sempre più difficile da provare nei nostri giorni.

Se penso al futuro immagino che possiamo invertire il processo. Cosa succederebbe se invece di competere per la nostra attenzione, tutti questi strumenti digitali provassero a collaborare tra loro? Ci fanno vedere che esistono apparecchi ai quali possiamo chiedere con la nostra voce di “mettere” una musica tranquilla, oppure di spegenere la luce. Ma allora perchè il whatsapp non sa quando ho il mio webinar? Meglio ancora, perchè questi strumenti non sono riprogettati avendo “l’esperienza umana” in mente?

Fatta anche di tante riflessioni e di tanti silenzi.

È il futuro che attendo…